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In questo articolo andremo a vedere un altro aspetto che riguarda la Partita IVA, ovvero quale aprire in base alle proprie necessità. Abbiamo già affrontato l’argomento della Partita IVA in questo articolo. Se volete informazioni su cosa è la Partita IVA e su come aprirla, vi consiglio di leggerlo e di continuare a seguire il mio blog per rimanere sempre aggiornati. 

La prestazione occasionale

Innanzitutto c’è da sottolineare che aprire una Partita IVA non è l’unica soluzione per coloro che devono emettere fatture. Lo Stato mette a disposizione anche un altro strumento, ovvero la “prestazione occasionale“. Quindi non è sempre necessario aprire una Partita IVA. Infatti, in alcuni casi si potrà emettere una fattura di prestazione occasionale, senza possedere una Partita IVA. La ricevuta emessa come prestazione occasionale ha la stessa valenza di una ricevuta emessa con la Partita IVA. Si tratta di un documento fiscale a tutti gli effetti che potrai rilasciare al tuo cliente nel caso in cui tu abbia svolto una prestazione occasionale.

I limiti della prestazione occasionale 

Ovviamente lo strumento della prestazione occasionale non è sempre utilizzabile. Ci sono alcuni limiti che ne impediscono l’utilizzo in alcuni casi. Il primo limite per esempio è quello temporale. Infatti, la prestazione occasionale è uno strumento che può essere utilizzato per lavori che non durino più di 30 giorni consecutivi. Inoltre, la prestazione occasionale è utilizzabile solamente una volta l’anno con uno stesso committente. Significa che se prevedo di collaborare con un cliente più volte in un anno, non potrò sfruttare lo strumento della prestazione occasionale.

Per di più, se hai in mente di pubblicizzare o sponsorizzare la tua attiva, con un sito internet per esempio, dovrai fin da subito prevedere l’apertura di una Partita IVA. Questo perché lo strumento della prestazione occasionale non prevede la possibilità di pubblicizzare la propria attività.



Ad ogni modo, mettendo da parte queste limitazioni, la prestazione occasionale rappresenta uno strumento da prendere in considerazione. Con la prestazione occasionale è possibile emettere ricevute sfruttando la possibilità di scaricare direttamente i modelli da Google. Basterà inserire i tuoi dati su questi modelli, i dati del cliente, l’oggetto della prestazione svolta e l’importo che avete stabilito. Sarà importante ricordare che, in alcuni casi, sarà necessario sottrarre la ritenuta d’acconto dal totale dell’importo, solitamente pari al 20% dei compensi.

Come funziona la ritenuta d’acconto? 

Andiamo velocemente a vedere come funziona la ritenuta d’acconto. Consideriamo che un lavoro svolto ha il costo, per esempio, di 500€. La ritenuta d’acconto sarà calcolata al 20%, quindi sarà di 100€. Verranno quindi incassati 400€ e il cliente verserà i 100€ “trattenuti” sotto forma di tasse, attraverso i modelli F24. Quindi il cliente pagherà in anticipo le tasse per tuo conto.

Aprire la Partita IVA

Torniamo però all’argomento principale. Se la tua idea è quella di collaborare più volte con i clienti o quella di pubblicizzare la tua attività con un sito web o una pubblicità, allora dovrai anche aprire una Partita IVA. Ad oggi le alternative possibili sono tre: aprire una Partita IVA a regime forfettario, a regime ordinario semplificato o aprire una Società. Le prime due sono per le ditte individuali, quindi verrà aperta una Partita IVA a tuo nome. 



La partita IVA in regime forfettario: i vantaggi 

Inizialmente è sempre consigliabile almeno considerare di aprire una Partita IVA a regime forfettario. Questo perché il regime forfettario agevolato ha dei vantaggi. Innanzitutto una tassazione più bassa, pari al 5% per i primi 5 anni e al 15% dal sesto anno in poi. Inoltre, non avrai l’IVA, per cui nel momento in cui emetterai una fattura, non dovrai mai aggiungerla.

Il terzo vantaggio è che il regime forfettario non prevede la ritenuta d’acconto. Tutti i tuoi compensi saranno incacasti al 100%. Un altro vantaggio molto utile del regime forfettario è che garantisce anche semplificazioni contabili. Infatti, non prevedendo l’IVA, non ha bisogno della dichiarazione quadrimestrale, di altre dichiarazioni relative all’IVA, di studi di settore o di tantissime altre pratiche burocratiche. È un regime più snello e veloce, che ti permetterà di dedicarti alla tua attività a tempo pieno. 

I limiti del regime forfettario

Il regime forfettario, però, presenta anche alcuni limiti che vanno rispettati nel caso in cui si volesse sfruttare. Per esempio, uno dei limiti è rappresentato dal limite di fatturato. Non è possibile fatturare più di 65.000€ con il regime forfettario. Se il limite di 65.000€ venisse superato, sarà necessario rinunciare al regime forfettario a partire dal primo Gennaio dell’anno successivo.



Un altro limite, invece, riguarda i lavoratori dipendenti. I lavoratori dipendenti possono aprire una Partita IVA a regime forfettario nel caso in cui il loro reddito da dipendente non superi i 30.000€ annuali.

Un altro limite è quello che riguarda le società. Non è possibile aderire al regime forfettario se si fa parte di una società di persone. Un’eccezione è rappresentata da coloro che possiedono quote societarie inferiori al 50%, ma non in tutti i casi. Per avere più informazioni sul regime forfettario vi consiglio la lettura di questo articolo

Cosa si deve pagare con il regime forfettario

Oltre alle tasse, che come abbiamo visto corrispondono al 5% del fatturato per i primi 5 anni e poi salgono al 15%, con il regime forfettario si dovranno pagare anche i contributi. Quindi, in base all’attività che si svolge, andranno pagati i contributi INPS. Le attività si possono dividere in tre grandi categorie.



I liberi professionisti senza un albo di riferimento, per esempio, possono detrarre le tasse in base al proprio fatturato annuale. In questa categoria rientrano, per esempio, i traduttori e i rider. I professionisti con un albo di riferimento, invece, pagano i contributi provvidenziali alla cassa di appartenenza. Di solito è previsto un contributo soggettivo, una quota fissa da pagare anche nel caso in cui non sia stato prodotto alcun fatturato. Psicologi, avvocati e notai sono alcuni rappresentanti di questa categoria. La terza categoria è rappresentata dai commercianti e dagli artigiani, che devono obbligatoriamente iscriversi alla Camera di Commercio o alla Gestione Artigiani INPS. Queste prevedono una quota fissa annuale di contributi. Solamente chi ha aderito al regime forfettario può richiedere l’annullamento del pagamento di questa quota. 

Il regime ordinario semplificato

L’alternativa al regime forfettario è la Partita IVA a regime ordinario semplificato. La prima cosa che cambia tra i due regimi è la tassazione. In questo caso varia dal 23 al 42%. Anche l’applicazione dell’IVA cambia nel regime ordinario. L’IVA deve essere applicata a tutti i compensi. Solitamente corrisponde al 22%, ma per alcune categorie scende al 10% e in alcuni casi anche al 4%. In questa tipologia di regime è obbligatoria la dichiarazione IVA trimestrale, quella annuale, l’obbligo del pagamento dell’IRAP ed altre pratiche burocratiche. Fondamentalmente, il regime ordinario semplificato conviene a chi ha delle spese aziendali elevate, spese per il personale o per i macchinari. In alcuni casi, conviene proprio pensare ad aprire una società. 

Conclusione

Quindi, in conclusione, prima di scegliere quale tipo di Partita IVA si vuole aprire è necessario verificare alcuni aspetti, a partire dal proprio fatturato. Per scegliere ciò che è meglio per ognuno, consiglio sempre di rivolgersi al proprio consulente di fiducia. In ogni caso, potrete rimanere aggiornati su argomenti di questo tipo e su molto altro seguendo i miei canali Instagram, Telegram e YouTube!



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