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In questo articolo andremo a vedere cosa possiamo scaricare con il regime forfettario. In molti suoi social mi avete chiesto di parlare del regime forfettario, per capire bene quando conviene e quando invece non conviene. Vedremo quali sono i vantaggi del regime agevolato forfettario e quali sono i casi in cui scegliere di aderire o meno a questo tipo di regime. 

I vantaggi dati dal regime agevolato forfettario

Come dice il nome, il regime forfettario agevola coloro che lo utilizzano. Infatti, ci sono dei vantaggi che adesso andremo ad elencare. 

Il primo vantaggio è il fatto che il regime forfettario dà diritto ad una tassazione dell’incasso più bassa. Cosa significa? Significa che le tasse del regime forfettario corrispondono al 5% dell’incasso per i primi cinque anni, poi arrivano al 15% dal sesto anno in avanti. Si tratta di un vero e proprio vantaggio, perché il regime ordinario semplificato prevede una tassazione che va dal 23% al 42%.

Un altro vantaggio è che al regime forfettario non viene applicata l’IVA. Perciò quanto emetti una ricevuta o uno scontrino, non dovrai applicare l’Imposta sul Valore Assoluto ai compensi. 



Inoltre, per quanto riguarda i professionisti, il regime agevolato forfettario non prevede la ritenuta d’acconto. Nel regime ordinario semplificato ogni professionista deve applicare una ritenuta d’acconto del 20% ad ogni compenso. E lo stesso succede per quanto riguarda le prestazioni occasionali. Invece, con il regime forfettario, la ritenuta d’acconto non deve essere applicata. Per questo viene incassato il 100% dei propri compensi, senza nessuna trattenuta

Infine, il regime agevolato forfettario presenta il vantaggio di avere delle semplificazioni contabili davvero interessanti. Molte pratiche burocratiche solitamente necessarie nel regime ordinario, non lo sono quando si parla di regime agevolato forfettario.

I limiti del regime forfettario

C’è da dire, però, che come qualsiasi cosa, anche il regime agevolato forfettario presenta dei limiti. Infatti, il regime forfettario non può essere applicato a tutti i soggetti. Per esempio, sono escluse da questo tipo di regime le società, le associazioni e le cooperative. Possono, invece, aderire a questo regime le ditte individuali. 



Il regime agevolato forfettario presenta dei limiti anche per quanto riguarda il fatturato. Infatti, non è possibile superare i 65.000 € di incassi. E presenta limitazioni anche per i dipendenti. Se un dipendente volesse aprire la partita IVA all’interno del regime forfettario, deve assicurarsi di non aver superato i 30.000 € lordi di fatturato nell’anno precedente. Il dipendente non può rientrare nel regime agevolato forfettario nel caso in cui questa soglia sia stata superata. 

Cosa possiamo scaricare con il regime forfettario?

Veniamo al punto e vediamo che cosa possiamo scaricare con il regime forfettario. 

L’idea generale che hanno un po’ tutti è che dal regime agevolato forfettario non si possa scaricare quasi nulla. Purtroppo da una parte è vero, ma sicuramente ci sono alcune cose che si possono scaricare. 



Generalmente, con un regime ordinario semplificato è possibile scaricare tutto quello che si è speso per la propria azienda. Si possono scaricare, quindi, gli acquisti di eventuali materie prime, gli acquisti dei macchinari, l’affitto dello studio o di un ufficio, le utenze e i costi del personale. 

Il regime agevolato forfettario, invece, prevede un nuovo metodo di calcolo dei costi di un’azienda, che ovviamente è diverso da quello utilizzato per il regime ordinario. 

Nel regime agevolato forfettario non è possibile scaricare le spese elencate precedentemente. Infatti, il regime forfettario considera già al suo interno i costi aziendali scaricabili. Il regime forfettario li calcola e li identifica in modo ipotetico, forfettario, appunto. Questi costi saranno calcolati e scaricati dal tuo fatturato secondo alcune percentuali, in base all’attività che si svolge nella tua azienda. Queste percentuali si chiamano coefficienti di redditività, e non sono altro che percentuali da applicare al tuo incasso per calcolare il reddito imponibile. 



I coefficienti di redditività

Per esempio, il coefficiente di redditività per i commercianti corrisponde al 40% dell’incasso. Questo significa che su un fatturato di 10.000 €, il commerciante verrà tassato su 4.000€. E quindi si ipotizza che i restanti 6.000€ corrispondano ai costi aziendali del commerciante, su cui le tasse non vengono applicate. Per gli artigiani, invece, il coefficiente di redditività è pari al 67% e perciò verrà tassato su 6.700€ rispetto a 10.000€ di fatturato. Il coefficiente di redditività per il libero professionista corrisponde al 78% degli incassi, quindi su un reddito di 10.000€, i costi aziendali che non verranno tassati ammontano a 2.200€.

Inoltre, il regime agevolato forfettario prevede che possano essere scaricati anche i contributi INPS versati nell’anno precedente. Questo significa che, se per il commerciante la base imponibile, e quindi la cifra a cui vengono applicate le tasse, sia di 4.000€, e se ipotizziamo che abbia pagato 1.000€ di contribuiti, la nuova base imponibile corrisponderà a 3.000€. Quindi, la base imponibile rappresenta la cifra su cui verrà applicata la tassazione del 5% per i primi cinque anni e del 15% dal sesto anno in poi. 

Le spese personali

Per quanto riguarda le spese personali, il regime agevolato forfettario non prevede che possano essere scaricate. Perciò, le spese mediche, quelle sanitarie, gli interessi sul mutuo o eventuali spese di ristrutturazione, le donazioni o i familiari a carico non si possono scaricare. 



L’unica eccezione è rappresentata da coloro che possiedono anche un secondo reddito, non a regime forfettario. Quindi chi ha un reddito da dipendente, da pensione o un reddito d’affitto per esempio. 

Quando conviene aderire al regime forfettario?

Come abbiamo visto, non sempre conviene aderire al regime agevolato forfettario. Delle volte, è preferibile il regime ordinario semplificato. Analizziamo alcuni casi, per capire meglio quando vale la pena aderire al regime forfettario e quando, invece, non conviene.

Nel caso, per esempio, di un libero professionista che in un anno ha incassato 10.000€ e che, come sappiamo, ha un coefficiente di redditività pari al 78%, la tasse verranno applicate su 7.800€. Secondo lo Stato, quindi, i suoi costi forfettari scaricabili corrispondono a 2.200€. Se la somma dei suoi costi aziendali è inferiore o pari a 2.200 € allora il libero professionista potrà beneficiare dei vantaggi del regime agevolato forfettario.



Se i costi del libero professionista superano la cifra di 2.200€ ma comunque rientrano nel 50% degli incassi (quindi 5.000€), i vantaggi del regime forfettario sono ancora validi. E questo è dato dal fatto che il regime forfettario ha anche il vantaggio di una semplificazione contabile e dell’esenzione dall’IVA. E questi sono motivi che giocano ancora a favore del regime forfettario. 

Invece, nel caso in cui le spese del libero professionista superino il 50% degli incassi, il regime forfettario non è più vantaggioso. Sarà più opportuno aderire al regime ordinario semplificato in modo da poter scaricare i costi dal fatturato. In questo modo la tassazione verrà applicata su una cifra molto più bassa. 

Conclusione

Quindi, dal calcolo dei tuoi incassi e dei tuoi costi aziendali è possibile valutare la convenienza del regime agevolato forfettario. Il codice ATECO in questo caso gioca un ruolo importante perché potrà indicarti i costi forfettari che il regime agevolato forfettario ti potrà garantire. Il codice ATECO, infatti, è un codice fatto di lettere e numeri che definisco un’attività economica. 



Quello del regime agevolato forfettario non è un argomento semplice. Spero che questo articolo vi abbia aiutato a capire qualcosa in più e vi ricordo di seguirmi sui miei canali Instagram, Telegram e YouTube per rimanere aggiornati e per eventuali chiarimenti!

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