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Mi piacerebbe offrire una definizione di “emozione” dal vocabolario “Treccani”:

https://www.treccani.it/enciclopedia/emozione/

Come gestire le emozioni?

Come gestire le emozioni? Questa domanda mi è stata posta da moltissime persone. Sicuramente il motivo è che la gestione delle emozioni è davvero complessa e soprattutto ognuno ha un metodo diverso di gestire le proprie sensazioni. A mio avviso emozionarsi è bello, ci rende umani, ci rende vivi e soprattutto persone migliori. Ribadisco, come sempre, che tutto ciò di cui parlerò in questo articolo è sempre personale. Il tutto è basato sulla mia esperienza.

Per chi possa essere interessato ho dato qualche consiglio utile anche in merito alla gestione della paura e della rabbia.

https://www.daniloravnic.it/come-gestire-la-paura/

https://www.daniloravnic.it/come-gestire-la-rabbia/

In che modo ci si emoziona?

Quando ci si emoziona? Al primo appuntamento con l’uomo o la donna che ci piace, dopo la vittoria di una competizione, quando vediamo un genitore dopo molto tempo. Sono diverse le occasioni in cui emozionarsi, soprattutto perché l’emozione ricalca generalmente il vissuto di una persona. Se abbiamo vissuto un’infanzia felice, ci emozioneremo dinanzi a gesti di affetto tra genitori e figli, a slanci di abbracci verso i neonati, dinanzi alla cura ed alla dedizione verso i più piccoli. Se abbiamo vissuto un’infanzia non semplice, ovvero in un habitat non sereno, in un clima di tensione, avremmo accumulato altre sensazioni. Le nostre emozioni, dinanzi a situazioni presenti che ci richiamano il passato, saranno negative. L’emozione, per quanto possa essere universale, è comunque personale.



Emozionarsi e piangere è imbarazzante?

Molto spesso sento dire che chi piange debba vergognarsi. Il pianto non è assolutamente una situazione imbarazzante. A prescindere dal motivo che è alla base dello sfogo credo che chi piange abbia qualcosa da digerire o da comunicare. Ciò accade non so perché si è tristi ma anche perché si è felici e soddisfatti. Si piange quando si partorisce, quando si vede venire alla luce una vita. Ci sono momenti che spingono le lacrime giù in modo naturale ed umano.

Perché si vorrebbe essere più “duri”?

Vi è la tendenza ad affermare “Vorrei essere più duro”, “Vorrei avere un carattere forte”. Queste manifestazioni di desiderio si connettono al bisogno di nascondere i sentimenti e perché no anche di rifiutare il pianto. Nella società comune chi piange è ritenuto debole, infantile e spesso definito anche inutile. Sono considerazioni, a mio avviso, errate. Da ciò ne deriva che crescendo i bambini e molto di più gli adolescenti vorrebbero essere più duri. Ciò accade proprio per quanto ho appena detto. A mio avviso è errato diffondere l’idea che sia valida quella persona che, caratterialmente, è più forte e si emoziona meno. Si trasmette un insegnamento errato. Emozionarsi è importante. E’ più problematico non emozionarsi.

Perché gestire le emozioni in eccesso?

Vorrei spendere qualche parola sulla gestione del grado dell’emozione perché tuttavia essa non deve diventare un handicap. Sicuramente essa non può influire negativamente sul nostro vissuto oppure inibirsi. Ecco perché si parla molto e si ricerca la gestione dell’emozione. L’eccesso è sempre deleterio perché come in tutti gli ambiti vince la moderazione. Quindi io ritengo che emozionarsi sia magnifico e sia il sale della vita ma allo stesso tempo bisogna sapersi controllare. In questo modo si potrà trarre beneficio da questa “scarica” che attraversa il corpo e l’anima.

Perché ci si emoziona?

Ci sono tantissimi motivi per cui ci si emoziona. Ho fatto il riferimento alla nascita di un bambino ma potrei fare anche altri esempi. Vedere un figlio crescere, intraprendere esperienze importanti. Anche ottenere un posto di lavoro tanto desiderato è un’emozione forte. Mi viene spesso da pensare ai medici e agli infermieri. Essi sono elementi importanti della società, svolgono un ruolo fondamentale, ma non solo adesso. Per me, da sempre, questi mestieri sono da lodare. Sulla base della mia esperienza, invece, penso alla vittoria di una gara ma anche alla semplice partecipazione. In queste occasioni emozione ed adrenalina camminano a “stretto braccio”.

Cosa rispondo a chi mi chiede come gestire le emozioni?

Quando mi chiedono come gestire l’emozione sul lavoro, in una gara io chiedo spesso “Ma sono emozioni deleterie? Ti fanno del male? Sono sincere?”. Non vi è necessità di gestire o reprimere emozioni che sono sincere, vere e pure. Anzi, mi riallaccio al fatto che emozionarsi significhi essere vivi, essere umani. Le emozioni vanno controllate quando sono nocive, quando non sono produttive di positività. Se devo partecipare ad uno stage in cui sarà presente un ballerino o una ballerina di danza classica o famosa, è giusto che io sia emozionato e carico allo stesso tempo. Perché dovrei soffocare un sentimento legato all’esperienza che sto vivendo? Non sarebbe produttivo.



Cosa consiglio ai chi si emoziona troppo?

Il mio consiglio è di darsi del tempo. L’emozione è, talvolta, un sentimento iniziale e primitivo. Quando si entra in confidenza con il nuovo fidanzato/la nuova fidanzata, il coreografo famoso o la ballerina famosa, il datore di lavoro ma in generale intendo quando le esperienze diventano “luoghi conosciuti” le emozioni si evolveranno e forse scompariranno anche. E’ inutile combattere la propria emozione. E’ giusto emozionarsi, fa bene e non deve essere percepita con imbarazzo. Emozionatevi e rimanete umani. Datevi del tempo. La confidenza con le situazioni e l’esperienza saranno utili per attenuare le sensazioni iniziali.

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