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In questo articolo andremo a vedere nello specifico chi sono gli enti del terzo settore. In un altro articolo, disponibile cliccando qui, abbiamo analizzato in maniera dettagliata la nuova riforma, con i cambiamenti che ha apportato e le novità inserite nel mondo del terzo settore. Chiaramente, la riforma fa riferimento agli enti del terzo settore, quindi in questo articolo andremo proprio a spiegare quali sono questi enti. 

La legge 106/2016

Con la legge 106 del 2016, per la prima volta nel sistema giuridico italiano è stata introdotta una nuova definizione del terzo settore. Secondo questa legge, precisamente secondo l’articolo 1, gli enti del terzo settore sono enti privati e con particolari finalità. Queste finalità sono civiche, solidaristiche e di entità sociale. Gli enti del terzo settore funzionano secondo un principio di sussidiarietà, collaborano con la Pubblica Amministrazione e sono obbligati a rispettare i propri statuti. Le attività svolte dagli enti, in via esclusiva o principale, sono attività di interesse generale.

Il Codice del Terzo Settore

I vari aspetti del terzo settore vengono regolati dal Codice del Terzo Settore. Si tratta, quindi, dell’aspetto costitutivo, organizzativo, procedurale, contabile e fiscale. In merito alla legislatura del terzo settore, il Codice rappresenta un vero e proprio punto di svolta. Questo perché ha permesso di raggruppare e soprattutto riconoscere le organizzazioni non profit in Italia.

Quali sono gli enti del terzo settore?

Questa definizione di “ente del terzo settore” viene successivamente ribadita e specificata nel “Codice del Terzo Settore“. Infatti, in un periodo in cui il mondo del non profit in Italia stava crescendo, era necessario introdurre una novità dal punto di vista legislativo. Questo Codice fa riferimento alla legge 117/2017, che lo approva e lo introduce. Questo decreto legislativo ha permesso di raggruppare in un’unica categoria gli enti non profit. Nell’articolo numero 4 della Legge, vengono specificati precisamente quali enti non profit rientrano nella categoria di “enti del terzo settore”.



Essi sono tutti i soggetti privati che si sono costituiti adottando una delle specifiche forme giuridiche organizzative previste nell’articolo 4 del Codice del terzo settore. Inoltre, gli enti del terzo settore funzionano con modalità tipiche e uniformi. Ad esempio, il volontariato opera secondo il principio di gratuità, la promozione sociale secondo quello di mutualità e le imprese sociali secondo il principio di scambio di beni o servizi.

Inoltre, per potersi definire ente del terzo settore è necessario essere iscritti al registro unico del terzo settore (detto anche Runts).

Caratteristiche degli enti del terzo settore

Gli enti del terzo settore sono riconoscibili grazie a delle caratteristiche comuni. Essi sono enti privati, con o senza personalità giuridica, caratterizzati dall’impegno nel perseguire finalità civiche, di utilità sociale e solidaristiche. Inoltre, gli enti del terzo settore devono obbligatoriamente non prevedere alcun scopo di lucro. Perciò è assolutamente vietata la distribuzione di riserve utili e di fondi, che siano a favore di associati, lavoratori, amministratori o promotori. L’attività commerciale che è consentita agli enti del terzo settore deve rientrare nel perseguimento delle finalità che abbiamo elencato precedentemente.



Gli enti del terzo settore, come abbiamo visto, per essere riconosciuti come tali devono essere iscritti al Runts. La sussistenza o meno di una personalità giuridica dell’ente non influisce sull’iscrizione al registro e sul riconoscimento di ente del terzo settore. Tramite l’iscrizione al Registro unico del terzo settore è possibile beneficiare delle agevolazioni fiscali che sono state appunto introdotte con la Nuova Riforma.

Gli enti che possono iscriversi al Runts

Gli enti che possono iscriversi al Runts e che quindi possono rientrare nella categoria “Enti del terzo settore” sono le Organizzazioni di Volontariato (ODV), le Associazioni di Promozione Sociale (APS), gli enti filantropici, le imprese sociali, le reti associative e le società di mutuo soccorso. Inoltre, è prevista una categoria chiamata “Altre categorie” in cui rientrano gli enti che non sono quelli elencati in precedenza, ma che possono comunque far parte degli enti del terzo settore.

Gli enti appena citati sono parte di un gruppo che opera secondo regole e finalità comuni. La qualifica di “ente del terzo settore”, comunque, non è obbligatoria. Diventa, però, necessaria se si vuole aderire e beneficiare del sistema di agevolazioni previsto dal Codice del Terzo Settore.



Gli enti che NON rientrano nel terzo settore

Ci sono anche enti che non rientrano nella categoria “Enti del terzo settore”. Questi enti sono gli enti commerciali e gli enti pubblici. Infatti, questo tipo di enti opera secondo finalità che non rientrano in quelle previste dal terzo settore e perciò formano una categoria a parte.

Quali enti non rientrano nel terzo settore?

Nel comma secondo, invece, si specificano gli enti che non possono appartenere al terzo settore. Questi sono la Pubblica Amministrazione, le associazioni di categoria, politiche e sindacali, di rappresentanza di interessi economici. Ovviamente, non rientrano nella categoria di enti del terzo settore anche tutte le organizzazioni degli enti che sono diretti o controllati da associazioni di questo tipo.

Come entrare a far parte degli enti del terzo settore

Per entrare a far parte della categoria degli “enti del terzo settore”, gli enti preesistenti, nati prima dell’entrata in vigore del Codice, hanno dovuto modificare e adeguare i propri statuti ai modelli previsti. Il termine per gli enti privati era fissato al 31 Ottobre 2020. Per le Organizzazioni di Volontariato, le imprese sociali e le APS, il termine è stato prolungato fino al 31 Marzo 2021.



La qualifica ONLUS non esiste più

Una novità molto importante e rilevante del Codice del Terzo Settore è quella di aver eliminato la categoria delle ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale). Perciò, gli enti che prima figuravano come ONLUS hanno dovuto obbligatoriamente adeguare i propri statuti e quindi assumere una qualifica diversa. Tra le qualifiche possibili troviamo le Organizzazioni di Volontariato e le Associazioni di Promozione Sociale.

L’Atto Costitutivo

Per le Associazioni e le Fondazioni che rientrano nel terzo settore è necessario compilare l’Atto Costitutivo, che certifica la nascita dell’ente. Deve includere la dicitura di ETS (Ente del Terzo Settore) nella denominazione sociale. Inoltre, come già spiegato, deve assolutamente certificare l’assenza di scopo di lucro e la finalità sociale perseguita. Sempre nell’Atto Costitutivo si deve indicare l’attività di interesse generale che costituisce l’oggetto sociale. Essa deve essere determinata e deve rientrare nella previsione dell’articolo 5 del Codice. Le attività che non sono incluse nell’articolo 5 possono essere svolto solamente in maniera secondaria o in misura strumentale.

Inoltre, è necessario indicare la sede legale dell’ente e, in base all’articolo 48 del Codice, anche le sedi secondarie (se presenti). Per quanto riguarda il patrimonio iniziale per il conseguimento della personalità giuridica, esso corrisponde a una somma liquida di 30.000 € per le fondazioni e una somma liquida e disponibile di 15.000 € euro per le associazioni. Nel caso in cui il patrimonio fosse costituito da beni non in denaro, sarà necessario far attestare il loro valore da una perizia giurata di stima, condotta dal revisore legale o da una società di revisione legale.



Nell’Atto di Costituzione devono essere indicati anche i criteri di ammissione dei soci, secondo il principio di non discriminazione. Questa procedura deriva dal rispetto di quello che è il carattere aperto delle associazioni del terzo settore. Si devono indicare anche le nomine dei primi componenti degli organi, compreso quello di controllo che nel terzo settore è sempre obbligatorio.

Anche le norme di devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento o estinzione dell’ente devono essere inserite nel Codice. La devoluzione del patrimonio è consentita a favore di altri enti del terzo settore.

La trasparenza degli enti del terzo settore

Gli enti del terzo settore sono soggetti ad alcuni obblighi che puntano a rendere la trasparenza della loro attività. Ad esempio, sono obbligati a tenere i libri sociali, a redigere ed approvare il bilancio di esercizio o il rendiconto, devono redigere il bilancio sociale. I compensi e i movimenti economici devono essere pubblicati sul sito internet.



Inoltre, secondo una serie di norme è previsto che il sistema di amministrazione degli enti del terzo settore sia collegiale. I diritti e gli obblighi degli associati e il sistema di ammissione di questi, devono essere indicati nell’Atto Costitutivo, sempre per ragioni di trasparenza.

Conclusione

Con la Nuova Riforma del Terzo Settore le novità sono molte e spesso è difficile riuscire a coglierle tutte. In questo articolo ho cercato di spiegare con parole semplici quali sono gli enti che fanno parte del terzo settore, le loro caratteristiche e i requisiti necessari per adeguarsi alla riforma. Spero che vi sia stato utile e vi ricordo di seguirmi sui miei canali Instagram, Telegram e YouTube!

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