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Prima di iniziare con l’argomento vero e proprio, ci tengo a precisare che andrò solamente a riportare e commentare quella che è la nuova Riforma dello Sport per i lavoratori sportivi, cercando di spiegarla in pochi semplici passaggi. La mio opinione non intende sostituire il ruolo dei vostri consulenti o avvocati.

Nell’ultimo periodo, sui miei canali social, in particolare su Instagram, ho notato un po’ di confusione per quanto riguarda la nuova Riforma dello Sport. Mi sono arrivate tantissime domande di persone che chiedevano chiarimenti sulla riforma. Se la Riforma partirà nel 2022 come dobbiamo organizzarci? Il Ministro Spadafora è ancora in carica? Qual è la migliore soluzione per gestire la nostra associazione o società sportiva?



La Riforma per i lavoratori sportivi: come funziona

Facciamo chiarezza. Per gli amatori attualmente la riforma rimane invariata: la soglia dei 10.000 euro esentasse rimane invariata (in precedenza era di 7.500 euro, poi fu alzata dall’ex ministro Lotti nel 2018). Questa è la legge 342/2000, e in passato sosteneva che un operatore sportivo poteva percepire fino a 7.500 euro (10.000 dopo la modifica) esentasse e non cumulabili. Significa appunto che questi 10.000 euro potevano essere percepiti, dichiarati con la Certificazione Unica, ma senza essere tassati e non facevano neanche cumulo con le altre entrate della famiglia. (Se volete saperne di più su questa legge, ne ho parlato in un video sul mio canale YouTube). Per quanto riguarda le figure non amatoriali o del mondo dilettantistico funziona diversamente. 

Ma torniamo a ciò che riguarda il mondo dilettantistico. Era inoltre possibile sottoscrivere un contratto co.co.co (contratto di collaborazione coordinata e continuativa) oppure una lettera d’incarico. La lettera di incarico era leggermente al di sotto del contratto co.co.co., che offriva qualche garanzia in più. Ma comunque prevedeva sempre la soglia dei 10.000 euro esentasse e non cumulabili. 



L’esigenza di tutelare i lavoratori sportivi

La pandemia che stiamo viviendo in questo periodo ha portato alla luce tutte le problematiche relative al mondo dello sport amatoriale. Con l’istituzione di un bonus per collaboratori sportivi, la società Sport e Salute ha ricevuto quasi più di 200 mila domande di richiesta per tale bonus (qui le ultime novità). Tutte queste persone non sono, ovviamente, iscritte all’INPS e quindi la loro situazione è più difficile da monitorare . Infatti, la società ha dichiarato di aver speso quasi mezzo miliardo per sostenere la realtà sportiva che, purtroppo, in Italia non è ben identificata. 

Si sono resi conto del fatto che più di 200 mila persone (ma sicuramente il numero è più elevato) vivono con 10.000 euro l’anno, ovvero 800 euro al mese. Ed è oggettivamente molto complicato al giorno d’oggi . È nata quindi l’esigenza di creare una riforma in modo da tutelare questa categoria. In realtà, questa riforma non è stat ben vista né dalla realtà sportiva nazionale (come il CONI), né tantomeno dagli operatori sportivi. I dubbi riguardavano la gestione e la comprensione di una riforma che non è ancora chiaro se sia a favore o meno di chi lavora nel mondo dello sport. 

Riforma dello sport: arma a doppio taglio?

Dal mio punto di vista, la tutela del lavoratore sportivo era necessaria. Una riforma era quindi necessaria. Lo sport è un’attività importantissima per l’essere umano, è benessere, è salute. È fondamentale che la situazione venga ben inquadrata. Ma facendo due conti, per quanto riguarda il settore amatoriale, l’agevolazione dei 10.000 euro rimane. Con la riforma, un contratto che prima costava 10.000 euro ne costerebbe 1.000 in più. Un contratto a 20.000 euro costerebbe quasi 3.500 euro in più. 



Secondo la mia opinione potrebbe essere un’arma a doppio taglio, perché potrebbe far sprofondare lo sport dilettantistico nel mondo della “prestazione amatoriale”. Perché ovviamente, in questo momento difficilissimo per la sopravvivenza delle associazioni, aumentare le tasse rappresenta per forza un’ulteriore ostacolo nella gestione dell’associazione stessa.

Sarà sicuramente difficile sopravvive: le spese sono tante, gli ultimi 18 mesi sono stati molto complicati e ancora non si vede una fine alla situazione che stiamo vivendo. Le grandi associazioni, le società professionistiche, magari se la caverebbero, pur avendo passato momenti estremamente difficili e duri. Ma si andrebbe ad aumentare il peso sulle spalle di quelle associazioni più piccole, e vorrebbe dire condannarle definitivamente al fallimento. 

È questo il momento giusto per una riforma?

Inquadrare il lavoratore sportivo è assolutamente necessario ma la mia perplessità sta nel fatto che forse non è il momento giusto per introdurre questa tassazione. È stata la scelta opportuna farlo adesso? Studiare una soluzione era ed è obbligatorio, dato che la pandemia e la crisi economica che stiamo vivendo hanno portato alla luce il problema. Ma mi chiedo se questo sia stato il periodo giusto per introdurre una riforma del genere, necessaria sì ma forse non con queste tempistiche. 



Luglio 2022 è alle porte, non è così lontano. Basta superare una stagione lavorativa e il momento è arrivato. Il contratto è sicuramente agevolato da una flat tax al 15% nel momento in cui supera i 10.000 euro, ma comunque il tempismo di questa Riforma potrebbe rivelarsi deleterio per il mondo dilettantistico. 

Ho voluto scrivere questo articolo per illustrare la possibile situazione che vedrà protagonisti i lavoratori sportivi e la Riforma dello Sport. Con questo ci tengo a ribadire che i miei sono solamente consigli e che non intendo assolutamente sostituirmi al vostro consulente di fiducia o al vostro avvocato. 

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