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Documenti e malattie di un lavoratore dipendente spiegati in piccole pillole

Premetto che mi sono già espresso in merito ad una tipologia di contrattualistica di lavoro e l’ho fatto a proposito dei professionisti dello sport. Potete leggere qualcosa qui.

Contratto di lavoro e lettera di assunzione

Quando un lavoratore viene assunto in una società, azienda o ditta individuale, si bada sempre al rapporto con i colleghi, alle regole che dovrà seguire, agli orari di lavoro. Si tende a lasciare un po’ da parte aspetti effettivamente importanti come, ad esempio, la documentazione rilasciata dal consulente del lavoro. I primi documenti, davvero importanti, sono il contratto di lavoro o la lettera di assunzione, che vanno stampate in doppia copia. Essi in quanto dovranno essere rilasciati al datore di lavoro ed alla risorsa lavoratrice.

Firma e lettura del contratto di lavoro

Il contratto va letto alla presenza del lavoratore in modo tale che lo stesso possa avere chiarimenti in caso di dubbio. Esso va sottoscritto prima di cominciare a lavorare. E’ necessario far firmare l’informativo privacy con gli ultimi aggiornamenti normativi. Segue la compilazione e firma della dichiarazione per le detrazioni d’imposta.



Dichiarazione per le detrazioni d’imposta

Essa si presenta come fondamentale in quanto in base a come viene compilata, le buste paga verranno elaborate in maniera completamente diversa. Sarebbe opportuno, qualora non vi sentiate sicuri, di farvi seguire da un consulente del lavoro o da un fiscalista per la compilazione. Passiamo al modulo per la scelta destinazione del TFR. Attualmente, all’atto dell’assunzione, ci viene chiesto se il trattamento di fine rapporto vogliamo trattenerlo in azienda o destinarlo ad un fondo di previdenza complementare. Badate bene che se questo modulo non viene compilato entro sei mesi dalla data di assunzione, in maniera automatica il nostro trattamento di fine rapporto viene destinato al fondo. Sarebbe più opportuno, se non siamo particolarmente convinti, destinarlo all’azienda. La scelta è reversibile e potremmo pensarci in seguito.

Documenti e malattie di un lavoratore dipendente spiegati in piccole pillole: bonus Renzi

All’atto dell’assunzione è opportuno anche far firmare la dichiarazione di eventuale responsabilità sino a quando il lavoratore non abbia ricevuto il cosiddetto bonus Renzi ( che consiste in 80 euro netti). In determinate situazioni è buona cosa che l’azienda comunichi al lavoratore che, in maniera automatica, qualora il suo reddito rientri in una determinata fascia, gli erogherà automaticamente il bonus. Tuttavia spesso capita che al lavoratore venga erogato un bonus maggiore rispetto a quello che gli spetterebbe, in questo caso dovrà restituire ciò che è in eccesso. Ecco perché sarebbe opportuno che il lavoratore firmi una rinunzia temporanea e poi, qualora ne avrà diritto, potrebbe manifestare il suo diritto in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi. E’ opportuno che le aziende sappiano che non devono far firmare semplicemente i moduli, lasciando in bianco il resto perché potrebbe andar a discapito delle stesse.

Documenti e malattie di un lavoratore dipendente spiegati in piccole pillole: malattia

La malattia è un periodo di infermità che comporta l’incapacità lavorativa del dipendente o lavoratore. Esso necessita di un certificato del medico curante che attesti proprio questo stato del dipendente. In verità, attualmente, esso viene inviato telematicamente, direttamente dal medico curante, all’INPS. Il medico può rilasciarne anche copia al lavoratore che, opportunamente, comunicherà al datore di lavoro il numero di protocollo. L’azienda, tuttavia, grazie al consulente del lavoro, potrà anche risalire al certificato di malattia del lavoratore, per conoscere la data di emissione, i giorni di malattia ma non la diagnosi.



Come comunicare la malattia al datore di lavoro?

Qualora il lavoratore abbia necessità di un prolungamento della malattia, sarà opportuno che faccia produrre un ulteriore certificato con conseguente comunicazione di un nuovo numero di protocollo. La malattia potrà essere comunicata in vari modi al datore di lavoro, in base all’organizzazione interna: telefonata, messaggio, email. Nel periodo coperto dalla malattia non è possibile lavorare. Nel caso in cui ci si riprenda subito, il dipendente dovrà recarsi presso il medico per far emettere un certificato di rettifica.

Documenti e malattie di un lavoratore dipendente spiegati in piccole pillole: divieto di licenziamento e scatti di anzianità

Il datore di lavoro ha divieto di licenziamento nel periodo di comporto, normalmente 180 giorni. Il periodo di malattia è tuttavia computato ai fini della maturazione del TFR, degli scatti di anzianità e così via. Inoltre nel periodo di malattia si percepisce la cosiddetta indennità di malattia che è stabilita dal contratto collettivo nazionale di lavoro e dalla legge. In ogni caso il datore di lavoro ne anticipa l’importo nella busta paga e lo recupererà poi nell’F24. In generale i primi tre giorni sono pagati a pieno e sono definiti “giorni di carenza“. Dal quarto al ventesimo giorno l’Inps interviene pagando il 50% della retribuzione e successivamente dal ventesimo e dal ventiduesimo giorno in poi pagando il 66% della retribuzione.

Visite di controllo a domicilio

E’ vero che i CCNL possano prevedere l’obbligo, per le aziende, di integrare quanto pagato dall’INPS. Nei giorni festivi ci sono delle fasce orarie in cui il lavoratore (10-12 e 17-19), anche in malattia, deve rendersi disponibile per eventuali visite mediche. E’ l’INPS che predispone, a campione, queste visite oppure le predispone su indicazione dell’azienda. Nel caso in cui il lavoratore si renda indisponibile in queste fasce orarie o si certifica che il lavoratore stia bene, viene ritirata l’indennità di malattia. Il lavoratore rischia anche l’applicazione di sanzioni disciplinari.



Anticipo del TFR

Fino al 30 giugno 2018 vi era una misura sperimentale, detta “quir”, che prevedeva la possibilità di far percepire in busta paga, mensilmente, le quote di TFR maturato. In questo modo lo stipendio del lavoratore era più alto. Tuttavia la tassazione non era separata e dunque questo rendeva meno appetibile l’anticipo dello stesso. Questa misura non è stata prorogata. Il codice civile stabilisce che il lavoratore dipendente possa chiedere l’anticipo del trattamento di fine rapporto una sola volta nel corso del rapporto di lavoro. Tale anticipo è sottoposto a delle condizioni: si può richiedere solo il 70%; è necessaria un’anzianità di servizio di almeno 8 anni; ci devono essere dei motivi validi, come ad esempio, spese sanitarie importanti o acquisto della prima casa per se o per i figli.

Condizioni eccezionali per anticipo del TFR

Sono previsti accordi di favore in virtù dei quali il lavoratore possa chiedere questo anticipo, anche senza il rispetto di queste condizioni. Si deve trattare sempre di casi eccezionali. Se l’azienda è d’accordo, si può procedere con l’erogazione. Lo scopo del trattamento di fine rapporto è assicurare al lavoratore di avere una copertura economica qualora per qualsiasi ragione possa perdere il lavoro. L’erogazione in busta paga lo priva del suo reale scopo. Dunque ciò che si definisce anticipo del TFR, in caso di controlli ispettivi, potrebbe risultare come vera e propria retribuzione. La conseguenza è: a fine rapporto si dovrà rifare il calcolo sulla base di quella stessa quota di retribuzione e dei contributi INPS. Consiglio alle aziende dunque di confrontarsi bene con il proprio consulente del lavoro prima di prendere questa decisione.

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