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Contratto a chiamata: cos’è ed a chi è rivolto?

A proposito di lavoro, prima di inoltrarci nelle diverse tipologie contrattuali, vi consiglio di dare uno sguardo qui.

Cos’è il contratto a chiamata?

In questo articolo parleremo del contratto a chiamata, tipologia che è stata introdotta dal decreto attuativo della legge 14 febbraio 2003 n.30, la cosiddetta legge Biagi. Esso è disciplinato dal Decreto Legislativo 15 giugno 2015 n.81. E’ definito anche contratto di lavoro intermittente oppure job on call. Esso è stato mutuato da sistemi lavoristici anglosassoni e nord europei. La finalità principale dell’introduzione di questa tipologia contrattuale è stata quella di disciplinare prestazioni lavorative sporadiche e non continuative eseguite in determinati periodi dell’anno o anche nei weekend. Si tratta di attività che principalmente ineriscono il lavoro nei pubblici esercizi turistici o nel settore dello spettacolo.

Contratto a chiamata: modifiche legislative recenti

Si tratta di una rapporto di lavoro dipendente a tutti gli effetti che ha subito alcune modifiche da parte del legislatore negli ultimi anni. Essa era stata abrogata alla fine del 2007. La reintroduzione ovvero riproposizione è avvenuta nell’agosto del 2008. La sua disciplina è contenuta, come ho già accennato, è contenuta nel decreto dei contratti ovvero il n.81 del 2015. E’ possibile la sua stipulazione a fronte di due diversi tipi ragioni: di tipo oggettivo e di tipo soggettivo.



Contratto a chiamata: ragioni di tipo soggettivo

Esse ineriscono l’età anagrafica del lavoratore che può essere inferiore ai 24 anni purché il contratto si concluda prima del compimento del 25esimo anno di età oppure per soggetti con più di 55 anni. Le ipotesi di tipo oggettivo ineriscono invece la tipologia di mansioni che fanno riferimento ad una norma molto vecchia ovvero il Regio Decreto 2657/1923. Tale particolarità è legata la fatto che la norma avrebbe demandato alla contrattazione collettiva ed ad un intervento del Ministero del Lavoro per ciò che concerne le effettive mansioni di questa tipologia contrattuale. Questo invito non è stato accolto né dall’uno né dall’altro ed ad oggi non vi è una vera e propria regolamentazione nazionale.

Contratto a chiamata: cos’é ed a chi è rivolto? La sua concreta applicazione

Proprio in virtù della mancanza di una disciplina recente e dunque del riferimento ad una legge non recente, è complessa la concreta applicazione del contratto a chiamata. Il contratto a chiamata può essere sia a tempo determinato ed indeterminato. Molto spesso però si assiste alla stipulazione di contratti a chiamata a tempo determinato. Ovviamente esso non segue le regole tipiche del contratto a tempo determinato, ovvero non vi è il problema dello “stop and go” tra un periodo e l’altro, non vi è il problema delle causali e tutte quelle altre limitazioni che riguardano il contratto a tempo determinato.

Contratto a chiamata: cos’è ed a chi è rivolto? Qual’é il numero massimo di giornate lavorative?

Un limite, importante, è sicuramente quello che riguarda il numero di giornate lavorative che la persona assunta può svolgere in un triennio. Esso on può superare le quattrocento giornate lavorative. Questo limite non trova applicazione in determinati settori lavorativi. Si tratta di quegli ambiti in cui questa tipologia contrattuale è maggiormente utilizzata: turistico, pubblici esercizi e dello spettacolo.



Contratto a chiamata: con obbligo di risposta e senza obbligo di risposta.

Il contratto a chiamata può essere con obbligo di risposta alla chiamata e senza obbligo di risposta. Il primo prevede che il lavoratore, nei periodi in cui non è occupato, percepisca una sorta di indennità di sostegno. Nel secondo caso l’indennità non è corrisposta. Si può notare come nella maggior parte dei contratti a chiamata non è prevista l’erogazione dell’indennità di disponibilità e dunque il lavoratore può, legittimamente, rispondere negativamente alla cosiddetta chiamata.

Contratto a chiamata: due diversi tipi di comunicazione

Il contratto a chiamata, a differenza di un qualsiasi altro contratto di lavoro, prevede due diversi canali di comunicazione. Il primo è quello classico, in sede di instaurazione di rapporto di lavoro, l’assunzione è comunicata tramite alcuni canali quali cliclavoro ed il collocamento ad esempio. Una seconda comunicazione viene data, invece, prima dell’inizio delle singole prestazioni lavorative. In questo caso è possibile per il datore di lavoro comunicare fino a 30 giornate di prestazioni lavorative, tramite alcuni canali telematici. Il lavoratore intermittente ha tutti i diritti del lavoratore dipendente in merito al trattamento economico, normativo e l’applicazione degli istituti contrattuali si fa riferimento alla disciplina del rapporto di lavoro a tempo determinato. Ciò avviene in virtù di un principio di non discriminazione per il riferimento di cui abbiamo parlato nei paragrafi precedenti.

Tuttavia se volete qualche informazione più approfondita sul contratto a chiamata, vi consiglio di sfogliare le pagine del sito cliclavoro del Governo.



A proposito di lavoro, penso sia utile che vi posti anche il mio articolo sulle società a responsabilità limitata, le società in nome collettivo etc..

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