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La figura del consulente per associazioni non profit è molto importante, soprattutto per stare al passo con i cambiamenti e le riforme che continuamente stravolgono questo ambito. Il mio consiglio quindi è quello di affidarsi sempre ad un esperto, un consulente. Come per ogni articolo, ci tengo a precisare che i consigli che scriverò sono frutto delle mie esperienze personali, maturate negli anni, e perciò non andranno a sostituire quello che può essere il parere di un vostro consulente. 

Di recente ho pubblicato sul mio profilo Instagram (se non l’avete ancora fatto, seguitemi anche lì) un sondaggio sulle difficoltà che le associazioni dilettantistiche non profit stanno affrontando in questo periodo. Alcune persone hanno risposto di riuscire a cavarsela da sole con le pratiche più generali, ma di avere bisogno di aiuto per quanto riguarda aspetti più specifici. Molte persone incontrano difficoltà nel gestire la pratica giornaliera. Non solo in questo particolare momento, ma anche negli anni passati molti riscontravano difficoltà nella gestione della loro associazione.



Per esempio, alcune difficoltà sono legate all’iscrizione al registro 2.0 del CONI, il registro che permette ad un’associazione di essere riconosciuta ai fini sportivi; oppure all’iscrizione al Runts (Registro Unico del Terzo Settore).

Perciò la domanda che in molti mi hanno fatto è: ma è importante avere un consulente per associazioni non profit sul quale fare affidamento? Oppure è possibile cavarsela anche da soli? 



Premetto che seguire il mondo del non profit del terzo settore è veramente complesso e non tutti i consulenti sono in grado di farlo, non perché non siano preparati ma perché il terzo settore rappresenta proprio un mondo a parte rispetto a quello che è il mondo delle società per azioni, delle s.r.l. comuni, degli enti individuali, delle s.n.c ecc. 

La gestione di un’associazione non profit

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Gestire un’associazione è semplice ma complesso allo stesso momento. Si devono conoscere delle norme particolari, per esempio che un’associazione sportiva dilettantistica deve essere iscritta al CONI per accedere gli sgravi fiscali, o semplicemente che gli iscritti ad una associazione devono essere tesserati dall’associazione stessa. Infatti, gli enti o le federazioni delle discipline sportive associate al CONI (parlando in ambito sportivo) hanno delle tessere con coperture assicurative che variano. È importante tener presente questi aspetti per tutelare al meglio un’associazione, ma non è scontato che una persona li conosca tutti. 

Le cose da gestire sono molte, spesso anche complicate; gestire un’associazione in proprio può essere rischioso perché si potrebbero saltare dei passaggi fondamentali, come per esempio quello di pagare la SIAE: è obbligatorio o no? Posso pagare un regime forfettario o no? Ne ho parlato anche in questo articolo. Anche un aspetto del genere può rivelarsi complesso in quanto non tutti sono a conoscenza di queste norme che devono essere rispettate.



Per esempio, pochi mesi fa ho ricevuto una domanda da una scuola di danza che mi chiedeva se fosse obbligatorio avere il POS nella propria struttura. Assolutamente sì! Il socio deve avere la possibilità di pagare in contanti (fino a un certa cifra), con POS, bonifico o assegno. È importante dare al socio più alternative di pagamento. Altro aspetto importante riguarda la ricevuta di pagamento: la ricevuta deve essere univoca. Molti titolari emettono ricevute generiche, invece è importante avere sulla ricevuta anche il codice fiscale di chi ha pagato per renderla univoca. 

Potremmo elencare altre mille problematiche, altri dubbi e altre difficoltà che ogni giorno le associazioni non profit si trovano ad affrontare, ma non è questo l’argomento principale dell’articolo. 

Basta avere un unico consulente?

Torniamo quindi al tema principale: secondo il mio punto di vista, avere un consulente è molto importante. Ma non basta. Non si può avere un consulente che si occupi di tutti gli aspetti dell’associazione, da quello fiscale a quello legale. Se l’associazione ha un problema legale sicuramente dovrà rivolgersi a un consulente legale; se ha problemi con i dipendenti dovrà rivolgersi a un consulente del lavoro, e così via. Un unico consulente non sarà mai in grado di risolvere TUTTI i problemi di un’associazione, pur avendo magari delle conoscenze di base generali.



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Avere un consulente è sicuramente importante perché sarà in grado di indicarti altri colleghi (un avvocato, un commercialista, un consulente del lavoro) a cui rivolgersi in caso di problematiche che non riesce a risolvere in prima persona, per aspetti più specifici. Solitamente, infatti, il consulente è parte di uno studio, di un gruppo di persone in grado di fornire più servizi, quindi composto da più esperti, specializzati in aspetti diversi. 

Consulente sì o consulente no?

Sempre sul mio profilo Instagram, in molti mi hanno chiesto se ritenessi quella del consulente una spesa utile o inutile. Il mio consiglio è che non è assolutamente una spesa inutile. La figura del consulente è importantissima per non far nascere determinate problematiche che poi sarebbero difficili (se non impossibili) da risolvere, perché affrontate troppo tardi. Ovviamente, è necessario assicurarsi che il consulente sia preparato ed affidabile, specializzato nelle associazioni non profit del terzo settore, nell’ambito delle associazioni sportive. Perciò il mio consiglio è quello di farsi seguire sempre da un esperto, uno specialista, un consulente. Ricordiamoci sempre che… prevenire è meglio che curare!

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