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La competizione è sicuramente è un aspetto importante di qualsiasi sport, disciplina o arte. In che modo è utile?

Quanto migliora essere competitivi? Lo sport, le discipline artistiche come la danza, il pattinaggio, la ginnastica sono caratterizzate da una certa dose di competizione. Essa rappresenta il “motore” di queste attività, ovvero la spinta a dare il meglio di sé. E’ noto che ciascun individuo si prefissa degli obbiettivi, dei traguardi e che si concentrano per il loro raggiungimento. Talvolta tali obbiettivi e traguardi possono essere i medesimi per più individui. E’ in questo frangente che scatta la competizione.

Competizione e socialità: perseguire obiettivi in maniera sana.

Sapere ed essere consapevoli che vi è qualcuno che sta percorrendo la nostra stessa strada e che vuole raggiungere il nostro stesso scopo, cambia il modo di affrontare uno sport, una disciplina o un arte. La competizione nasce dallo stimolo di raggiungere, superare ed affermarsi come migliori. E’ la spinta ad “accelerare”, a non mollare. Questa adrenalina del miglioramento è benefica solo se sana, ovvero se non si trasformi in ossessione. Tale rischio si potrebbe maggiormente verificare nelle discipline o negli sport che non sono di squadra: ginnastica artistica, ritmica, pattinaggio, atletica leggera ecc.. Negli sport di squadra, lo spirito di gruppo e la struttura plurale delle competizioni mette i membri di un team sullo stesso piano. Ognuno si impegna per il bene comune.



Competizione e crescita

Quanto migliora, dunque, essere competitivi? Un atleta, un danzatore o uno sportivo diventa un vero professionista grazie ad una competizione sana. E’ sicuramente un aspetto che, sin da piccoli, aiuta a crescere umanamente ma anche nell’attività che si decide di intraprendere. La competizione deleteria non migliora anzi getta l’atleta o lo sportivo in una situazione di stress da raggiungimento degli obiettivi. La concentrazione non è più sul proprio allenamento o sul proprio corpo ma sul traguardo e sul collega/atleta/danzatore che rende molto più di noi.

Giudizio personale e confronto con altri

L’atleta, il danzatore o il professionista sportivo non devono commettere l’errore di giudicarsi completi. Il successo risiede anche nella capacità di riconoscere i propri limiti e di acquisirne consapevolezza. Giorno dopo giorno è possibile lavorare su un aspetto, sia professionale che umano, di sé stessi in modo da fare passi in avanti nel corso del tempo. E’ questo il ragionamento per poter progredire, migliorare ed arrivare a traguardi importanti. Avere come esempio una persona che ha raggiunto determinati obbiettivi è da stimolo per i bambini, gli adolescenti ed i giovani in generale. Il professionista diventerà un modello per i piccoli atleti o danzatori e la differenza di età non condurrà ad atteggiamenti di confronto esasperato. Quest’ultimo può causare, infatti, dello stress.

Capacità personali: esistono ma non si ostentano

Dunque, quanto migliora essere competitivi? Bisogna essere obbiettivi sulle proprie capacità: riconoscerle sì ma non ostentarle. Questo atteggiamento frena lo studio ed il lavoro personale perché si ritiene di aver raggiunto la migliore meta. Sentirsi a metà strada ovvero sentirsi lontani dall’obbiettivo stimola. La conseguenza è l’impegno massiccio, la concentrazione su sé stessi e risultati che si ottengono in poco tempo. Non é una casualità che si afferma che il sudore sia la moneta con cui si acquistano le vittorie. Inoltre se si ama profondamente la propria attività, si può continuare a praticarla per una vita intera.

Spesso assistiamo all’exploit di grandi atleti, danzatori, coach, sportivi, ginnasti. I loro nomi sono destinati a scrivere parte della storia contemporanea. Non tutti sono però mossi dalla medesima passione. La dedizione è la chiave che apre tutte le porte. Alcuni sportivi, qualche calciatore ad esempio, continuano a giocare, a partecipare a competizioni sportive o ad allenarsi solo per mantenere alto il proprio nome. Non è sempre la passione a muoverli. Altri, con coscienza, se stanchi dell’attività che li ha resi grandi o consapevoli dei risultati raggiunti, si ritirano dalle “scene” intraprendendo attività diverse o legate comunque alla loro passione. Non importa quale sia la scelta, ciò che conta è che una certa disciplina sia praticata perché mossi da una forte passione

Passione messa da parte: riflessi sui risultati

Continuare a danzare, a giocare a calcio, basket, pallavolo, a pattinare solo per la fama guadagnata, è il modo migliore per ottenere risultati scarsi. L’assenza di amore o il depotenziamento di quel sentimento di crescita professionale, potrebbero emergere da un momento all’altro. A questo punto è consigliabile intraprendere nuove strade di stimolo.



Quanto migliora essere competitivi?

Quanto migliora essere competitivi? In conclusione ritengo opportuno ribadire che la competizione deve essere assolutamente sana. Questo atteggiamento aiuta a migliorare l’individuo e a spingerlo sulla strada del professionismo. La competizione deleteria non è positiva. Essa è capace di peggiorare l’individuo e di condurlo nella direzione opposta a quella dei suoi obbiettivi. In piscina, nella sala di danza, nel campo di calcio, di basket, sulla moto, a cavallo, qualsiasi sia il tipo di attività che si pratichi, in primis ci vuole passione. La felicità di porre in essere quell’attività e l’amore per il proprio allenamento sono gli ingredienti per un percorso professionale valido. Dunque amiamo le nostre attività!

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